La lotta al razzismo: personaggi e storie di ieri e oggi

La XIV Settimana Mondiale d’Azione contro il Razzismo: una riflessione sul fenomeno razzista nel mondo moderno

Il giorno 4 aprile 2018 tutto il mondo ha commemorato la morte di un libero pensatore e un rivoluzionario del XX secolo, Martin Luther King. A 50 anni dal suo assassinio, King è ricordato come un emblema per la lotta alla giustizia sociale e ai valori morali, ma soprattutto viene ricordato e amato per la sua retorica contro il fenomeno razzista. Nel corso del mese di marzo 2018 si è aperta invece la Settimana d’azione contro il razzismo, iniziata il 19 e proseguita poi fino al 24 marzo. Un’intera settimana dedicata ad iniziative sociali e di aggregazione nate per combattere il fondamento stesso delle discriminazioni e dei pregiudizi più ostili e pericolosi.

Partendo dalla sua descrizione più accurata:

razzismo Concezione fondata sul presupposto che esistano razze umane biologicamente e storicamente superiori ad altre razze. È alla base di una prassi politica volta, con discriminazioni e persecuzioni, a garantire la ‘purezza’ e il predominio della ‘razza superiore’. (fonte:Enciclopedia Treccani).

Il razzismo quindi è alla lettera una classificazione della specie umana in razze biologiche diverse intellettualmente e fisicamente, in cui più spesso che non una di queste si pone in una condizione di superiorità rispetto alle altre. L’approccio verso il diverso è mutato negativamente nel tempo, passando dal rito sacro dell’ospitalità delle popolazioni antiche (Greci, Romani ecc.) fino a che lo straniero non ha più avuto il significato di “ospite” ma di colui che è diverso e quindi pericoloso.

La prima “dimostrazione” della validità del concetto di razzismo si ebbe nel XIX secolo, con le teorie del “razzismo scientifico”. Gli studi moderni nati dalla fine della Seconda Guerra Mondiale in poi hanno dimostrato come queste teorie siano sbagliate da più punti di vista. Sono infatti scientificamente errate, in quanto gli studi su ritrovamenti umani di ere molto antiche hanno dimostrato come la specie umana discenda da un solo nucleo biologico, quindi da una sola famiglia, che si è poi diversificata in colore, tipologia di fisico e altre caratteristiche solo per motivi di sopravvivenza. Quindi l’essere umano può anche apparire esteriormente differente, non per ragioni biologiche ma solo a causa di fattori a lui esterni. Il razzismo, è inoltre una costruzione mentale sbagliata anche moralmente ed eticamente, in quanto nessun essere umano essendo pari ad altri può permettersi su ragioni non dimostrate di auto classificarsi come superiore.

 A fronte di tutte queste ragioni, perché il razzismo è ancora un fenomeno così presente ai nostri giorni?

Il razzismo è infatti molto attuale, non vi è il bisogno  di tornare al Ku Klux Klan del Nuovo Mondo o alle teorie antisemite del Terzo Reich. Essere razzisti non è solo il sostegno a quelle che sono state leggi razziali e discriminazioni più evidenti e crudeli, come quella nazi-fascista contro la popolazione ebraica, ma significa  giudicare quella che è una persona sconosciuta sulla base di: luogo di provenienza, lingua, colore della pelle, stato sociale, modo di vivere, credo religioso.

Il razzismo odierno rispetto al passato è certamente più “discreto”, difficile da individuare e viene definito infatti simbolico. Non vuol dire che per questo esso sia meno immorale o pericoloso. Dall’inserimento nel mondo lavorativo, in cui si privilegia (più o meno consciamente) un determinato colore della pelle perché apparentemente ispira più fiducia o più professionalità. O ancora, in metro, nei parchi o camminando in centro quando ci si allontana da una persona perché di colore e quindi presi da pregiudizi, si prende un’altra strada. O nei telegiornali, durante le interviste, nei commenti sui social sotto qualche notizia scandalistica, confezionata per accrescere il disprezzo verso un determinato gruppo etnico. È cosa nota che l’essere umano preferisca in generale avere rapporti con chi gli sembra simili ed interagire con difficoltà con chi sembra diverso. Come d’altra parte abbiamo più difficoltà ad attribuire termini positivi ad un gruppo che per varia ragione sia diverso dal nostro. Questa attribuzione a senso unico è alla base di quelle che oggi vengono chiamate tendenze “neorazziste”: esse influenzano politiche, scuole, società, fondamentalismi e crimini a sfondo razziale.

Nel passato, soprattutto da quella che è stata la manifestazione più eclatante della pericolosità del razzismo ovvero il genocidio ebraico, si è creata una consapevolezza sempre maggiore dell’importanza della lotta al razzismo e alla discriminazione, sfociata in campagne, manifestazioni, leggi e opere antirazziste. L’ONU ha indicato il 21 marzo come Giornata Mondiale contro il razzismo, in ricordo di  69 cittadini di colore che nel 1960 a Sharpeville (Sudafrica) vennero massacrati dalle forze dell’ordine per aver manifestato contro una delle forme di apartheid. In Italia l’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazione razziale) ha organizzato per quest’anno in collaborazione con il Ministero delle Pari Opportunità, al campagna Un mondo senza pregiudizi. La campagna è rappresentata da uno spot attualmente in onda, in cui il mondo cantato dai bambini della scuola di canto popolare di Testaccio di Roma gira per il verso giusto, in cui il tema della discriminazione viene contrapposto ad una visione e valori positivi.

Anche sul territorio più piccolo come quello pontino si sono realizzate iniziative e progetti di contrasto al razzismo. L’ufficio dei Servizi Sociali del Comune di Sermoneta hanno dato il via al progetto “Articolo 3”, attraverso anche l’appoggio dell’associazione “Nessuno Indietro”. Il progetto, finanziato dal Presidenza del Consiglio dei Ministri, si inserisce proprio nel contesto della XIV Settimana d’Azione contro il Razzismo tra il 19 e il 23 marzo, incentrato tutto sull’Articolo 3 della Costituzione Italiana e sul suo valore (“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”). Il progetto è stato articolato in tre appuntamenti iniziati il giorno 20 marzo e l’obiettivo principale, raggiunto, era quello di sensibilizzare alla cultura dell’accoglienza e dell’ospitalità coinvolgendo scuole, istituzioni e i ragazzi del centro accoglienza, così da creare nelle nuove generazione un sentimento di comunità e rispetto tra i popoli attraverso la cultura. Come riportato dal Sindaco Claudio Damiano (fonte: www.ilcaffè.tv) : «Con questo progetto Sermoneta ha voluto fare la sua parte per diffondere a largo raggio i principi dell’articolo 3 della Costituzione. Siamo felici che il progetto abbia coinvolto tante persone pronte a mettersi in gioco per rafforzare i principi di uguaglianza, accoglienza e dignità».

Altre iniziative di simile natura si sono svolte nel capoluogo pontino. Tra queste il Flash-Mob organizzato in Piazza del Popolo a Latina dalla Cooperativa KARIBU, con il patrocinio di 10 comuni della Provincia di Latina. La musica è stata questa volta il mezzo per unire uomini e donne contro il razzismo, sulle note della famosa “Black and White” di Michael Jackson.

Il tutto nasce dalla convinzione profonda, appoggiata dalla Cooperativa e da tutti i partecipanti, che: “Nessuno nasce odiando un’altra persona a causa del colore della sua pelle, del suo background, o della sua religione. Le persone imparano ad odiare, e se possono imparare ad odiare, possono essere insegnate ad amare, perché l’amore giunge più naturalmente al cuore umano che il suo contrario”.

I progetti contro il razzismo nascono e crescono quindi  con il primo obiettivo di responsabilizzare le persone nei loro atteggiamenti quotidiani, così da renderli anche cittadini e persone più attente e aperte alla condivisione culturale. Il pericolo più grande è come, in molti ambiti della vita, non l’ignoranza, ma la convinzione assoluta di sapere. Più ci informiamo, più conosciamo veramente e possiamo comprendere. Il razzismo è prima di tutto una costrizione mentale e  per questo tramandata di generazione in generazione, da padre in figlio, educando alla discriminazione. Dando ai bambini la capacità di riconoscere e di allontanarsi dal razzismo, possiamo evitare un domani ancora più cupo e discriminante del nostro mondo attuale. Educare all’accettazione e alla comprensione, creano nella persona anche una consapevolezza di se stessi che non deve necessariamente ricercare nella lotta con il diverso il proprio valore, ma nel confronto e con la valorizzazione. Nessuno nasce razzista, e tutti possono riconoscerne l’intrinseca malignità.